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30 indicatori di Analisi Fondamentale

30 indicatori di Analisi Fondamentale
30 indicatori di Analisi Fondamentale

L’analisi fondamentale è la scienza che valuta la solidità patrimoniale e la redditività di un’azienda. Da tale analisi può essere determinato un range di prezzo congruo al quale, nel medio periodo, il titolo sottostante potrebbe tendere ad allinearsi. Tale scienza, già marginalmente affrontata precedente post “Le basi del Trading” e come primo step del trading mix,  risulta essenziale nella fase di stock picking propedeutica ad un investimento azionario.

Ma cosa deve essere analizzato esattamente per determinare questo range di prezzo adeguato ai numeri del business aziendale? Ecco 30 indicatori che ritengo maggiormente utili per uno studio approfondito di un titolo.

30 indicatori di Analisi Fondamentale: benchmark settoriale e dati dimensionali

  1. Settore: prima di iniziare ciascun tipo di analisi, è bene delimitare il settore nel quale opera l’azienda per poter poi confrontare i numeri di business con il benchmark settoriale. Ogni dato di seguito descritto potrà essere confrontato con quelli che rappresentano gli standard di settore per poter valutare la bontà o meno di un investimento;
  2. Capitalizzazione: rappresenta il valore di mercato dell’azienda e si ottiene moltiplicando il prezzo del titolo per il numero complessivo di azioni emesse. Questo valore ci mostrerà quanto è grande l’azienda;
  3. Ricavi: valore derivante da vendita di beni e servizi. Per avere un risultato più obiettivo, è bene scorporare, dai ricavi e dal proseguo dell’analisi, eventuali valori rinvenuti da operazioni straordinarie e non ripetibili che possano alterare i risultati della gestione caratteristica dell’azienda;
  4. EBITDA: acronimo di Earnings Before Interests Taxes Depreciation and Amortization, è un indicatore di profittabilità. Indica la capacità dell’azienda di creare reddito dalla gestione caratteristica, quella principale. Si calcola prendendo in considerazione l’intero valore della produzione (ricavi + rimanenze) e i soli costi legati all’attività produttiva (costi materie prime, costi di produzione, personale e servizi);
  5. EBIT: acronimo di Earnings Before Interests & Taxes, è un indicatore che rappresenta il risultato aziendale prima delle imposte e degli oneri finanziari. Se l’EBITDA può essere associato al MOL (margine operativo lordo), l’EBIT si paragona spesso al MON (margine operativo netto) pur essendoci delle differenze nei calcoli dei due distinti indicatori. L’EBIT è molto utilizzato in termini comparativi perché rispetto all’utile è in grado di escludere variabili non ricorrenti dai risultati;
  6. Utile: rappresenta il profitto netto di una società riportato nel Conto Economico aziendale;
  7. EPS: acronimo di Earnings per Share, rappresenta l’utile disponibile per ogni azione. E’ un indicatore molto importante per la determinazione del prezzo di un titolo perché identifica quanto stock di profitto è associato ad ogni singola azione in circolazione;
  8. Storicità: tutti i valori appena descritti dovranno essere paragonati con i rispettivi periodi precedenti (trimestre su trimestre o anno su anno) per poter passare da un valore dimensionale, di stock, a una indicazione di crescita o contrazione del business dell’azienda.

30 indicatori di Analisi Fondamentale: i margini

I margini di seguito presi in esame rappresentano i diversi valori di profittabilità dell’azienda appena descritti espressi in termini percentuali rapportati ai ricavi.

  1. EBITDA Margin: è il valore percentuale dell’EBITDA rispetto ai ricavi (EBITDA/ricavi*100);
  2. EBIT Margin: è il valore percentuale dell’EBIT rispetto ai ricavi (EBIT/ricavi*100);
  3. Profit Margin: è il valore percentuale degli utili rispetto ai ricavi (utile/ricavi*100).

Questi 3 margini, escludendo operazioni straordinarie e non ripetibili, che avranno impatto sull’utile, saranno necessariamente decrescenti e indicheranno il waterfall di profittabilità

30 indicatori di Analisi Fondamentale: dati patrimoniali

  1. Book Value (BV): è il patrimonio netto dell’azienda iscritto a bilancio ed esprime la consistenza del capitale di proprietà della società. Il Book Value è uguale alla differenza tra attività e passività;
  2. Attività: sono i beni economici disponibili e la loro somma rappresenta il capitale dell’azienda (es. macchinari, impianti, proprietà intellettuale);
  3. Passività: sono gli impegni assunti dall’azienda verso terzi e fanno parte del passivo di bilancio (es. debiti verso fornitori);
  4. NAV: acronimo di Net Asset Value, viene utilizzato soprattutto per società di partecipazioni e holding di investimento. Rappresenta il valore del patrimonio netto dell’impresa commisurato alle quote possedute di società terze/asset esterni.

30 indicatori di Analisi Fondamentale: i multipli

  1. P/E ratio: è il rapporto tra il prezzo del titolo e gli utili per azione (EPS). Minore è il valore e maggiore sarà interessante il titolo. Ll P/E è un multiplo fondamentale per investimenti su azioni value.
  2. EV/EBITDA ratio: è il rapporto tra l’Evaluation e l’EBITDA di un titolo. L’evaluation è un concetto molto simile a quello di capitalizzazione. Rappresenta infatti il valore di mercato dell’azienda e si calcola sottraendo alla capitalizzazione l’indebitamento netto. Questo multiplo è molto importante per investimenti su azioni growth;
  3. P/BV ratio: acronimo di Price to Book Value, è il rapporto tra il prezzo del titolo e il patrimonio netto dell’azienda (book value). Il multiplo esprime quanto il mercato stia valutando l’azienda rispetto al solo patrimonio netto, senza valutarne le prospettive di crescita del business e reddituali. In sintesi, un P/BV ratio inferiore a 1, potrebbe essere un indicatore molto forte di sottovalutazione del titolo da parte del mercato;
  4. P/S ratio: acronimo di Price to Sales, è il rapporto tra il prezzo del titolo e i ricavi per azione. Questo multiplo, che nelle aziende con un business consolidato oscilla tra 1 e 2, è un ottimo indicatore per l’individuazione del fair value del titolo;
  5. D/C ratio: acronimo di Debt to Capital, è il rapporto debito/capitale e offre una visione migliore della struttura finanziaria di una società e il grado di rischio dell’investimento. A parità di altre condizioni, maggiore è il rapporto debito/capitale, più rischiosa è la società. Il D/C ratio si calcola debt/(debt+shareholder’s equity).

30 indicatori di Analisi Fondamentale: dati finanziari

  1. Indice di liquidità: è il rapporto fra le disponibilità liquide e passività a breve termine. Questo indicatore evidenzia in sintesi la capacità di un’azienda a far fronte in maniera opportuna ai propri impegni finanziari immediati;
  2. PFN: acronimo di posizione finanziaria netta, è la differenza tra i debiti finanziari, indipendentemente se a breve o medio/lungo termine e le attività finanziarie a breve termine più la cassa. A seconda del valore risultante, l’azienda avrà un indebitamento netto o una posizione di cassa positiva. Deve essere precisato che, escludendo situazioni di eccesso e di squilibrio finanziario di un’azienda, la PFN deve essere sempre comparata opportunamente con la fase di vita della società. Ad esempio in un ciclo espansivo, è facile aspettarsi ingenti investimenti e la presenza di un importante indebitamento netto. Anche un valore di cassa troppo elevato non sempre è visto di buon occhio dal mercato perchè potrebbe essere associato a mancanza di investimenti e quindi all’assenza di visione strategica e prospettica;
  3. Cash Flow: è la semplice differenza tra entrate ed uscite finanziarie dell’azienda. Misura la capacità del business di creare liquidità. Maggiore è questa capacità, maggiore sarà la possibilità che l’azienda possa reinvestire questa massa monetaria per sviluppare ulteriormente il business;
  4. Debiti a breve termine: rappresenta il totale delle passività finanziarie con scadenza entro i 12 mesi. E’ di estrema importanza verificare la copertura di tali passività per non rischiare di dover incorrere in operazioni straordinarie;
  5. Debiti a medio/lungo termine: rappresenta il totale delle passività finanziarie con scadenza superiore ai 12 mesi.

30 indicatori di Analisi Fondamentale: gli indici

  1. CAGR: acronimo di Compound Annual Growth Rate, è il tasso annuo di crescita composto e rappresenta il tasso di crescita di un certo valore in un dato arco di tempo. Tale indice deve essere applicato ai valori presenti nei piani industriali dei titoli presi in esame per valutarne l’accuratezza e l’affidabilità, paragonando tali crescite prospettiche con i benchmark settoriali;
  2. ROI: acronimo di Return on Investment, è l’indice che esprime la redditività del capitale investito (senza specificarne la fonte) rapportandolo all’utile generato (utile/investimento*100);
  3. ROE: acronimo di Return on Equity, è di fatto l’indice che misura ii ritorno di un investimento utilizzando il capitale proprio (utile/equity*100);
  4. ROA: acronimo di Return on Asset, è un indicatore che misura la capacità di generare ricchezza da parte dell’azienda, basandosi sulle attività della società. Si calcola dividendo l’utile prima degli oneri finanziari per il totale delle attività nello stato patrimoniale;
  5. ROS: acronimo di Return on Sales, misura la solidità aziendale, rapportando il risultato operativo ai ricavi netti. Questo indicatore deve necessariamente essere confrontato sia a livello temporale (come è cambiato il ROS dell’azienda negli anni?) che con quello dei competitors per valutarne l’effettiva resa.

Per concludere, solidità e redditività attuale e potenziale sono i concetti base dell’analisi fondamentale. Tutti gli indicatori descritti rappresentano un data-set abbastanza completo per poter iniziare un’analisi approfondita di un titolo azionario e finalizzare la fase di stock picking.

Tags : analisi fondamentaleinvestimenti