close
FintechStartup

Intelligenza artificiale al servizio del Fintech

Intelligenza artificiale al servizio del Fintech
Intelligenza artificiale al servizio del Fintech

Intelligenza artificiale al servizio del Fintech. Cosa significa esattamente? Come dovrà evolversi l’investitore che ogni giorno opera nei mercati finanziari?

Una frase e tante domande per chi con tanta fatica cerca di rimanere al passo con i tempi e tenta di non essere fagocitato da un sistema in continuo e rapido sviluppo.

No AI, no party. I Trading System artigianali

Mentre lavoravo al mio ultimo progetto, un Trading System che dopo aver mangiato montagne di dati fosse in grado in maniera completamente automatizzata di effettuare trades basati su un algoritmo, mi sono imbattuto su una serie di vecchi threads di Finanzaonline, dove investitori d’avanguardia con solide basi di programmazione discutevano di temi avveneristici.

Erano i primi anni 2000, non si sentiva ancora parlare di Fintech o di Defi (finanza decentralizzata), eppure qualche componente del cosiddetto “parco buoi” pensava a come poteva creare un trading system in grado, non di competere, ma almeno di sopravvivere contro quei sistemi concorrenti di trading (HFT – High Frequency Trading) degli “istituzionali” che si andavano delineando in quel periodo.

Gli HFT sono software di compravendita di asset finanziari ad altissima frequenza guidati da un algoritmo che ne fissa i principi operativi. Dall’altra parte invece gli utenti si trovavano ad avere scarsi servizi e strumenti persino per poter analizzare il singolo titolo con dati spesso “delayed” rispetto al current price dell’asset. Come si poteva competere? L’industria finanziaria non era ancora alla portata di tutti. Mancavano gli enabled services.

Per rendere più chiara l’idea, provate a pensare di dovervi calcolare l’RSI (Relative Strenght Index) dovendo voi scrivere la formula preoccupandovi di fornire al vostro foglio di calcolo, o software, i giusti dati di input. Gli investitori, che animavano quei threads di Finanzaonline erano, per dirla con termini moderni, dei Makers.

Le Startup del Fintech District: Intelligenza artificiale, Big Data e le prime forme di Robo-Advisors

In Italia, nemmeno a dirlo siamo indietro. Molto indietro. Il ritardo è dovuto anche a una rigidità normativa che ha pochi eguali nei paesi industrializzati. Un passo di discreto supporto al settore del Fintech è individuabile nella Fintech Sandbox, una deregulation controllata per consentire alle Startup Innovative, e alle PMI che ne detengono i requisiti, la possibilità di “coltivare” i loro progetti senza doversi preoccupare fin da subito di alcuni degli aspetti normativi più stringenti.

In questo contesto si va ad inserire anche la creazione del Fintech District di Milano, dove si sta cercando di far fare sistema alle (ancora) poche realtà italiane che a tutti gli effetti stanno facendo R&D in questo ambito.

In questo nuovo ecosistema stanno germogliando alcune piccole realtà che si muovono nella giusta direzione, offrendo ai loro utenti forme di gestione patrimoniale customizzata basata su intelligenza artificiale e un sistema di advisoring dove il mantra è lo stesso degli gli smart contract del mondo blockchain:

Code is the Law.

Il rovescio della medaglia è vedere l’atteggiamento di difesa degli operatori della finanza tradizionale. Il presidio continuo dei social network, Linkedin in primis, dove si pone l’attenzione sull’apporto umano della consulenza, trasformando quasi questo momento in una sfida al ribasso. La partita che si sta giocando non è fra Financial Advisors e Robo-Advisors. L’innovazione dovrebbe sempre essere tradotta in “opportunità” e non in una lotta tra vecchio e nuovo. Il processo dovrà essere graduale per far si che vengano integrati gli aspetti migliorativi di una nuova consulenza nella vecchia, senza dimenticarsi qual è l’obiettivo principale: offrire servizi a valore aggiunto altamente qualitativi ai propri clienti.

Tags : AIinnovazione