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Valore intrinseco e scenari futuri del Bitcoin

Valore intrinseco e scenari futuri del Bitcoin

Valore intrinseco o speculazione? Quali sono gli scenari futuri del Bitcoin?
Nonostante l’attuale correzione, negli ultimi mesi abbiamo assistito a una vera e propria Bitcoin mania. Dalla seconda metà del 2020 ad oggi, il Bitcoin ha rotto ripetutamente i suoi massimi, tornando prima sopra l’all time high dei folli giorni del 2017 di circa 20.000$, per poi arrivare al massimo assoluto di 58.000$. 1 Bitcoin, 58.000$.

Chi si sta avvicinando solo ora al mondo blockchain farà sicuramente molta fatica ad assorbire questa tipologia di variazione dei prezzi e si starà chiedendo quanto questi siano mossi da azioni speculative e fomo (fear of missing out) del momento o quanto da un valore intrinseco reale dell’asset (tema molto dibattuto). Come per ogni analisi che si rispetti, le risposte non sono mai banali e meritano di essere approfondite nella loro interezza.

Fenomeno del momento o asset di riferimento (global pair)?

Cosa pensare del Bitcoin e delle Criptovalute in generale? Il livello di confusione è molto elevato, soprattutto perché l’argomento non è semplice, siamo davanti a un cambio di paradigma e la conoscenza del settore da parte degli interlocutori con cui ci troviamo a discutere è spesso sommaria e superficiale. Per dare un indirizzo ben preciso alle seguenti considerazioni partiamo dalla conclusione: il Bitcoin e le Criptovalute sono qui per rimanere, non si tratta assolutamente di un fenomeno transitorio.

Bitcoin e speculazione

Ora facciamo un passo indietro, affrontando speculazione e prezzi. Come qualsiasi altro fenomeno finanziario, anche il Bitcoin deve combattere il fenomeno speculativo e l’instabilità dei prezzi. Le dotcom, esempio banale, ma che rende sempre l’idea, sono state le indiscusse regine dei primi anni 2000. Tutti percepivano l’elevato grado di innovazione che avrebbe, nel giro di qualche anno, stravolto il nostro quotidiano, però in pochi erano in grado di capire la reale portata del cambiamento che stava per iniziare. L’effetto fu una generalizzazione dei titoli internet. Ogni azienda sembrava disruptive dal punto di vista innovativo, ma non era così. Delle dotcom di allora, poche sono ancora in vita. Quelle rimaste hanno davvero cambiato il mondo, le altre sono state buttate fuori dal mercato perché di innovativo forse non avevano poi così tanto. Dietro alle singole dotcom, c’era però un obiettivo di base: lo sviluppo del World Wide Web. Internet “è rimasto” e ha cambiato le nostre vite proprio come ci aspettavamo.

Bitcoin e valore intrinseco

Torniamo al Bitcoin e iniziamo a ragionare in termini non finanziari, ma di potenziale cambiamento. Il Bitcoin è un bene scarso, in netto contrasto con l’inondazione di liquidità determinata dalla raffica dei QE degli ultimi anni. Il Bitcoin è un bene digitale, facilmente trasferibile (i digital wallet, crypto o non crypto sono alle porte). Il Bitcoin vuole essere un sistema decentralizzato che non necessita di intermediari. Abbiamo visto quanto questi ultimi due punti, che sempre più spesso vengono “ignorati” dagli utenti, non rappresentano solo la storiella imparata a memoria dai maximalisti (vedi caso GameStop/Robinhood).

Bitcoin: la scarsità dell’asset e il direct listing di Coinbase

La scarsità è uno dei concetti fondamentali dell’economia. Fondamentale ma non sufficiente per garantire che un bene possa essere considerato di valore e che questo possa apprezzarsi nel tempo rispetto ad altri beni/asset. Cosa rende dunque il Bitcoin un asset capace nel tempo di aumentare o conservare il proprio valore? La fiducia. La fiducia che ripongono nel Bitcoin milioni di persone e per la quale sono pronti ad accettarlo come mezzo di pagamento in cambio di beni e servizi e ad acquistarlo con moneta a corso legale (FIAT). Noi tutti utilizziamo le valute FIAT perché sono garantite da una terza parte, gli Stati. Il Bitcoin si è conquistato la fiducia degli utenti senza l’intervento di una terza parte che ne facesse da garante. Tornando dunque al tema della scarsità, l’immagine seguente può valere più di mille parole.

Il max supply del Bitcoin è di 21.000.000, ma si stima che circa il 20% sia ormai perso in wallet inaccessibili. Probabilmente in tempi medi non parleremo più di Bitcoin, ma di Satoshi (minima unità di misura)

Nell’immagine è menzionata Coinbase. Per chi ancora non la conoscesse, Coinbase è la porta principale di accesso al mercato delle criptovalute. Un gitante del fintech che si appresta a sbarcare in borsa attraverso un direct listing. Coinbase è un’azienda, ha dei dipendenti e produce valore attraverso la vendita di beni e servizi. Il valore attribuito dai mercati finanziari a questa azienda è di circa 100 miliardi di dollari a fronte di 43 milioni di utenti verificati (non per forza attivi in un arco temporale predefinito).

A puro scopo provocatorio, un esercizio utile potrebbe essere il seguente:
volendo provare a stimare un valore intrinseco (congruo) e quindi ipotizzare il Market Cap del Bitcoin, potremmo prendere in esame il numero di wallet con giacenza superiore a zero? Eccedendo in prudenza rispetto agli analisti che hanno stimato Coinbase, potremmo considerare solo il numero di wallet con giacenza superiore a zero e almeno una movimentazione (entrata o uscita) negli ultimi 12 mesi. Che Market Cap potrebbe avere il Bitcoin? Spoiler: statista.com

Bitcoin: il Fintech e gli istituzionali

Nelle ultime settimane è accaduto un ulteriore evento che deve essere annotato e analizzato per poter avvalorare ancor di più la traccia che stiamo seguendo e proseguire con la nostra analisi. Tesla ha acquistato Bitcoin per un controvalore di 1.5 miliardi, pari al 7% del cash che l’azienda aveva a disposizione. Oltre all’impatto mediatico, dovuto anche alle modalità con cui Elon Musk lo ha comunicato, deve essere considerato che questo acquisto mira in due direzioni ben precise:

  • far confluire il Bitcoin nel balance sheet dell’azienda, alla stregua di qualsiasi altra valuta;
  • consentire a Tesla di poter accettare Bitcoin nelle proprie transazioni.

Tesla non è certo il primo istituzionale a inserire il Bitcoin tra gli asset detenuti. Greyscale, Microstrategy e BlackRock, solo per citarne alcuni, hanno già effettuato la medesima operazione. Insomma, il Bitcoin è ormai parte integrante dei portafogli degli istituzionali e lo sarà presto in pianta stabile anche dei singoli investitori. Siamo ben oltre il movimento convergente che è stato ampiamente descritto nei precedenti post.

Bitcoin: oltre lo Store of Value e la Digital Currency

Ultimo punto, conclusivo. La diatriba storica tra le varie correnti dei maximilisti bitcoiniani è sempre stata sul modello da intraprendere. Digital Currency o Store of Value? Entrambe e nessuna. Il Bitcoin per le qualità e il suo valore intrinseco potrebbe diventare ben presto il global pair di riferimento. Un asset da prendere in considerazione per ogni transazione che verrà effettuata, come lo è oggi il dollaro. Iniziamo quindi ad abituarci all’idea di spostare il nostro monitoraggio da CoinMarketCap a FiatMarketCap.

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